Rientro dopo diverso tempo in questo mio blog che ho abbandonato per un po'.
Cosa è successo nel frattempo?
Un po' di congedo parentale. Poi un dottorato di ricerca. Poi il rientro in una scuola ancora non molto tecnologica.
Eccomi qua, comunque.
Nel frattempo ho seguito comunque un altro blog, e su quello ho pubblicato questo post. Metto il link perché mi sembra possa avere attinenza con questo blog, e magari segnare una ripartenza.
Almeno ci provo.
domenica 3 agosto 2014
Rientro
domenica 29 marzo 2009
Strumenti di collaborazione: yahoo!gruppi vs wiki (la scelta)
Dovendo gestire un progetto in collaborazione con docenti di altre scuole, alcune anche lontane, ho pensato a quale strumento di collaborazione potesse fare al caso nostro.
Come prima scelta, sulla scorta di esperienze passate, mi era parso che un wiki potesse essere la soluzione ideale. Un wiki ospitato dal sito del nostro Istituto, o invece su un server come pbwiki, con accesso limitato ai partecipanti al progetto.
Poi ho pensato a yahoo!gruppi, che avevo usato in passato solo in modo molto limitato, e, soprattutto per curiosità, la scelta è caduta su quest'ultimo strumento.
Prima di tutto per la maggiore semplicità rispetto a un wiki, nuovo alla maggior parte dei colleghi che avrebbero dovuto usarlo. L'aspetto negativo di yahoo!gruppi, per quanto ne so, consiste in una fase di iscrizione non completamente lineare, con la necessità di creare un profilo yahoo! che talvolta fa inceppare la procedura di adesione al gruppo.
Yahoo!gruppi è sicuramente più standardizzato e non consente tutta la libertà di gestione di un wiki. Ma forse per docenti che imparano a usare strumenti web per la collaborazione a distanza un wiki è troppo complesso senza un'adeguata fase di addestramento iniziale.
Inoltre yahoo!gruppi è essenzialmente una mailing list, e questa è la caratteristica che prima di tutto mi interessa. Il deposito file è sufficiente per i contenuti da condividere e modificare, e gli avvisi sulle novità possono essere trasmessi tramite messaggi collettivi.
Tornerò su questo argomento alla fine del progetto, per fare un bilancio sull'uso di Y!G.
giovedì 25 settembre 2008
Blog
Quest'anno ho deciso di approfondire e sperimentare l'uso didattico del blog.
Il blog, come strumento di espressione personale (meglio che "individuale") mi sembra indicato per un lavoro al di fuori dei contenuti soliti, di approfondimento e interiorizzazione dei saperi affrontati.
Tecnicamente, ho valutato il portale Scuola-ER, della mia regione, e forse con una classe proverò ad usarlo. Trovo comunque blogger più semplice e più indicato anche per la possibilità di nascondere il blog e di gestire gli utenti sia in lettura che in scrittura.
Per ora ho lanciato la cosa con una sola classe delle mie tre. Ero troppo curioso, e non potevo aspettare di rientrare dal congedo parentale che mi vedrà assente da scuola nel prossimo mese. Con le altre due classi vedrò al rientro, anche sulla base di quel che succede con la terza.
In ogni caso, il blog è nascosto, accessibile solo da me e dagli studenti della classe. Ho scritto ai genitori spiegando (come avevo fatto l'anno scorso per il wiki) le mie intenzioni e le motivazioni. Domani inizierò a lavorarci.
Essendo un lavoro personale prima di tutto, sono molto curioso di vedere quanto i ragazzi si lasceranno "prendere". Vi terrò informati.
mercoledì 3 settembre 2008
Che aria tira
Commissione POF, in fase di programmazione.
Io, tirato in ballo dal Preside per via del sito internet della scuola, concludo dicendo: "ah, se poi a qualcuno interessasse sperimentare qualcosa nell'ambito delle applicazioni web in chiave didattica, io qualcosina l'ho studiata e sono disponibile a ragionarci insieme...".
Interviene il Preside: "Ma magari facciamo un bel corso di aggiornamento interno per i docenti a cui interessano queste cose...".
E come si fa a non star bene in una scuola così?
Wiki in prima e seconda liceo scientifico
Tanto per tornare in attività con questo sito, aggiorno un vecchio post.
Wiki in prima e seconda. I wiki sono stati completati (quasi!) alla fine dell'anno scorso, e finalmente ho potuto rivedere i questionari di gradimento e inserirli insieme.
Quattro classi, quattro wiki. Uno sull'elettrizzazione, uno sui fulmini e due sull'equilibrio dei fluidi. Ovviamente era il pretesto per parlare un po' di elettricità e di fluidi.
Il lavoro è stato poi organizzato in questo modo:
- ricerca di materiali per rispondere ad alcune domande sollevate dall'osservazione di fenomeni
- processo di accumulo di materiali, di scrematura a gruppi, di redazione di un unico documento per ogni persona/gruppo che contenga le informazioni ritenute pertinenti, sufficienti e necessarie ad inquadrare l'argomento
- individuazione di parole-chiave e costruzione di una mappa concettuale
- suddivisione delle parole chiave e stesura di voci enciclopediche individuali sulle parole stesse
- popolamento del wiki con
- testi
- immagini ed elementi grafici
- link secondo la mappa concettuale e oltre
- lettura e aggiornamento reciproco tra pari delle voci enciclopediche
- autovalutazione degli studenti suila qualità del proprio lavoro, valutazione del docente sulla qualità del lavoro, verifica sui contenuti con questionario sul gradimento dell'attività
Per me è comunque un inizio. La cosa interessante che vorrei condividere sono i risultati del questionario sul gradimento. La domanda era:
Domanda 3: Con l'attività sul wiki abbiamo lavorato in modo abbastanza diverso dal solito: prova a fare un bilancio di questa metodologia di lavoro pronunciandoti in particolare su:
a) serve o non serve a imparare di più (eventualmente, quale genere di cose si impara meglio e quale peggio?)
b) serve o non serve alla motivazione allo studio
c) quali aspetti di questo lavoro ti sembrano più positivi e quali più critici
d) suggerimenti, pensieri vari, idee tue sul tipo di lavoro fatto.
I risultati sono stati interessanti. I partecipanti: 73 studenti. Le risposte sono state molto libere e di diversa lunghezza, alcune aderenti alla traccia data, altre più originali. Riassumo qui i risultati.
Pro
- apprendimento informatica (32)
- apprendimento sulla materia (22)
- rende leggero studiare fisica (21)
- motivazione dal fatto che stiamo creando qualcosa (20)
- uso di internet rivolto allo studio e all'apprendimento (14)
- collaborazione con i compagni, anche a distanza, la classe cresce (14)
- è diverso dal solito (13)
- approfondimento di termini e concetti sconosciuti (10)
- impariamo un metodo di lavoro che potrà servirci in futuro (8)
- scambio di idee (8)
- attenzione ai collegamenti tra concetti (8)
- informazioni specifiche abbondanti e dettagliate (7)
- motivazione all'uso di internet (6)
- studiare in modo creativo e costruttivo (5)
- si impara a collaborare (5)
- facilita l'apprendimento teorico (5)
- lavorando tanto sul materiale trovato e rielaborandolo si riesce a comprenderne meglio i contenuti (4)
- il materiale cresce con l'apporto di ciascuno (4)
- accessibile dappertutto e in qualunque momento (3)
- interazione diretta con il prof (2)
- rende la scuola più al passo coi tempi (2)
- curiosità riguardo il risultato finale (2)
- responsabilità rispetto a quello che si scrive (2)
- si produce il proprio materiale di studio (2)
- si può lavorare sia individualmente che in gruppo (2)
- si migliora internet (2)
- si impara a valutare e a modificare il lavoro proprio e degli altri (2)
- scambio di metodi di lavoro (1)
- motiva allo studio i ragazzi a cui piace lavorare in gruppo e confrontarsi con gli altri (1)
- lavorare nei laboratori informatici, visto che non tutti hanno il pc a casa (1)
- non si scrive a penna ma con una tastiera (1)
- si impara ad esprimersi in modo pertinente (1)
- è più facile che imparare sui libri (1)
- costringe a leggere tutto (1)
Contro
- difficoltà nell'accesso a internet o nell'uso di pc non troppo funzionanti (16)
- complessità e difficoltà da un punto di vista tecnico (5)
- talvolta i materiali trovati non erano corretti, appropriati o affidabili (4)
- alcuni possono lavorare di più e altri di meno, il coordinamento non sempre è facile (2)
- lavorare in aula PC distrae (2)
- in certe fasi il lavoro diventa comunque individuale (1)
- poco apprendimento pratico (1)
- c'è il rischio che i materiali prodotti da qualcuno siano manipolati da qualcun altro (1)
- si approfondisce poco la fisica (1)
- c'è chi studia male sui PC (1)
- l'argomento non era bello (1)
- impari bene i tuoi contributi ma non quelli degli altri (1)
- non c'è abbastanza tempo per assimilare i concetti (1)
Suggerimenti
- lavorare così più spesso (30)
- utilizzare questo metodo con altre materie o argomenti (4)
- rendere il wiki visibile a tutti e non solo alle nostre classi (3)
- gruppi diversi dai soliti (2)
- costruire un social network (1)
- costruire un sito di giochi (1)
- migliorare lo stile grafico (1)
- la scuola dovrebbe dare gli strumenti necessari perché tutti svolgano qualcosa del genere (1)
- scegliere argomenti più interessanti (1)
- mettere esercizi sul wiki (1)
- inserire riassunti (1)
- inserire gli appunti presi in classe (1)
- usare anche servizi di IM (1)
sabato 26 aprile 2008
Chi ha paura dell'informatica?
Uno dei tormentoni nel mondo della scuola di qualche anno fa era quello delle "tre i", che tanti insegnanti (me compreso) bollavano come ridicole o terrificanti.
Probabilmente ci risiamo. Quindi tanto vale che ci facciamo i conti.
Una delle tre "i" era quella dell'informatica. Perché dobbiamo averne paura o trovarla ridicola?
Parto da questo presupposto, e qui lo dico perché non voglio essere frainteso: io considero parte preponderante della mia professione di insegnante il far maturare alcuni atteggiamenti che sono chiaramente trasversali rispetto alle materie che insegno, ma che proprio attraverso queste possono essere acquisiti dagli studenti. Parlo di cose del tipo: atteggiamento critico, curiosità per la cultura, autonomia di apprendimento, consolidamento di valori universali, coerenza nel proprio comportamento rispetto a tali valori, capacità di ascolto, collaborazione, interazione gerarchica... Cosette del genere. E ho usato l'aggettivo "preponderante" per indicare che faccio parte di una scuola di pensiero per cui se uno studente arriva a maturare questi atteggiamenti ma non è in grado di integrare una funzione razionale, sono molto contento ugualmente. Magari non posso dargli una valutazione troppo elevata, ma lo studente saprà comunque di avere la mia stima.
Bene. Partendo da questo presupposto, perché non mi spaventa la "i" di informatica? Effettivamente non sono convinto dell'assoluta utilità dell'informatica nell'apprendimento della matematica e della fisica: sono un po' tradizionalista da questo punto di vista. Però sono convinto di poter usare l'informatica per costruire atteggiamento critico, curiosità per la cultura, eccetera eccetera.
Paradossalmente, sponsorizzare un'avanzata in forze dell'informatica nella scuola può certamente significare il prevalere di un'istruzione tecnicista, contenutista e orientata al lavoro più che allo sviluppo della persona, ma anche il suo contrario. Tranquillamente. Come al solito, le riforme viaggiano con le gambe di chi ci lavora dentro, gli strumenti sono ambivalenti. Se gli studenti faranno meno ore "culturali", se incontreranno gli insegnanti giusti, faranno invece più ore in cui la cultura passa per mezzi più moderni. E forse gli studenti ne saranno addirittura più attratti.
martedì 15 aprile 2008
Elearning in classe e stili cognitivi
Talia Carbis ha un interessante blog con tante risorse per chi usa Moodle.
In uno dei suoi diversi interessanti post, Talia spiega come l'e-learning possa con successo essere usato in classe. In classe, non solo per apprendere a distanza, come invece il termine e-learning spesso viene tradotto.
L'argomentazione che Talia dà di queste opportunità (che non sto a citare, basta andare al suo sito e si trovano qui), si basa su qualcosa che tanto spesso io, e penso non solo io, dimentico: ogni persona apprende in modo diverso. Se leggete il post, vi rendete conto che Carbis pensa e scrive in termini di persone che apprendono visivamente, auditivamente, cinesteticamente... Sulla base, cioè, di una classificazione propria di alcune teorie dell'apprendimento, che parlano di tre stili principali: quello visivo, quello auditivo e quello cinestesico.
Al di là delle teorie, che secondo me in questo ambito lasciano abbastanza il tempo che trovano, nel senso che ogni autore ha le proprie, spesso in contrasto o non del tutto armonizzabili con quelle del vicino di studi, credo che l'attenzione sugli stili cognitivi e di apprendimento dei nostri studenti sia un'attenzione che raramente facciamo la fatica di avere, e che invece risparmierebbe ai nostri studenti, e quindi a noi stessi, tanta fatica che invece facciamo nel lavoro quotidiano.
Detto questo, credo che abbia ragione Talia: la multimedialità, le potenzialità di internet e dell'e-learning possono essere utili per ogni stile cognitivo e facilitare il lavoro di tutti, se usate bene. Il problema è, come al solito, abituarsi...
lunedì 14 aprile 2008
Comunità di apprendimento
Nel blog TEN di Sarah Weisz, si trova un post che ha suscitato alcune riflessioni. Building professional learning communities semplicemente segnala un'idea di Will Richardson sul fatto che molti insegnanti non percepiscano come la tecnologia possa facilitare l'apprendimento, e invita a partecipare a un gruppo di discussione aperto su TEN da un membro.
E' davvero così? Molti insegnanti non si rendono conto delle potenzialità?
Mi sembra di poter essere d'accordo, anche se le cose forse stanno cambiando. La fatica che si fa nel tentare di introdurre le tecnologie nella didattica sono certamente grandi. Quali sono gli ostacoli?
- Gli insegnanti si sentono impreparati nell'uso dei computer (e probabilmente molti li sono davvero);
- gli insegnanti si sentono impreparati nell'uso didattico dell'informatica (e certamente molti li sono davvero);
- gli insegnanti avvertono l'introduzione della tecnologia come qualcosa "in più" da fare, non come un modo diverso di procedere;
- gli insegnanti non hanno idea di quel che si può fare con la tecnologia, anche perché non la conoscono e non la frequentano;
- gli insegnanti sono concentrati su un programma da finire, su competenze che gli studenti devono raggiungere (per tradizione o per poter superare l'esame di stato) e non hanno tempo e voglia di provare qualcosa di nuovo;
- gli insegnanti non hanno voglia di provare qualcosa di nuovo;
- gli insegnanti non hanno voglia.
E sottolineo questo elemento di prudenza: se ne vale la pena. Sperimentare è sempre un po' sulla pelle dei nostri studenti; non vuol dire andare allo sbaraglio, e soprattutto vuol dire avere l'onestà intellettuale di riconoscere quando un'esperienza non ha funzionato.
Io sto cercando di fare qualcosa. Il progetto sta procedendo, anche se, tra elezioni e laboratori da inaugurare, abbiamo rallentato un po'. Ormai siamo però alla pubblicazione dei wiki...
Sto usando un wiki anche per preparare un progetto di educazione ambientale in collaborazione con scuole vicine. Vediamo come funziona. Se non altro, qualche persona in più scoprirà che esistono i blog.
venerdì 11 aprile 2008
L'OCSE e la scuola
L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - OECD in inglese) ha realizzato nel 2001 e poi più recentemente rivisitato un documento piuttosto importante perché delinea possibili scenari futuri nello sviluppo della scuola.
Gli scenari individuati sono sei, catalogati in tre diverse categorie: "Status quo", "Re-schooling" e "De-schooling".
Ognuno ovviamente è libero di farsi le idee che preferisce e sostenerle. Da una rapida occhiata sulla rete mi pare che il modello del de-schooling sia particolarmente apprezzato in ambito USA.
Personalmente mi trovo più a mio agio pensando a un re-schooling, anche se sono consapevole che l'esito che si avrà dipenderà localmente da tanti fattori e sarà probabilmente un ibrido tra i vari scenari proposti.
Il modello dello Status quo mi sembra invece inevitabilmente la nostra condanna italiana, tra mezze riforme compiute da un governo e puntualmente cancellate dal governo successivo...
lunedì 7 aprile 2008
I 100 strumenti migliori
Jane Hart, del Centre for Learning & Performance Technologies realizza un servizio interessante: compone una lista dei cento migliori strumenti 2.0 per l'apprendimento, votati da un certo numero di specialisti.
Vale la pena visitare la lista, visto che si possono trovare cose nuove da sperimentare.
I miei insegnanti
Il blog di John Otterstedt è ricco di parole che ricordano persone che hanno costituito un'ispirazione per l'autore.
Non mi piacciono tanto questi sbrodolii elogiativi, specialmente perché talvolta nascondono (o evidenziano) secondi intenti o li lasciano presupporre ai dietrologi.
Siccome però questo blog mi ha fatto pensare a quali sono le figure educative, i professori, che hanno segnato la mia crescita e forse anche hanno aiutato ad orientare la mia professione, e siccome non credo proprio che nessuno dei citati verrà mai a saperlo, mi lancio anch'io, come esercizio di memoria e gratitudine, in quest'impresa.
Prima di tutto, la mia maestra, Franca Brozzi. Una maestra come quelle di un tempo, materna, giusta, qualche volta severa, abbastanza giovane e moderna da capire che eravamo bambini di città e farci quindi provare i sapori della campagna, abbastanza all'antica dall'insegnarci l'italiano e la matematica come si deve. Ci ha lasciati qualche anno fa, ma nella mia vecchia stanza a casa dei miei, su una mensola, c'è la sua foto che mi saluta ogni volta che torno.
Alle medie: Ugo Nasuti, professore di educazione tecnica, che ci ha introdotti alla severità, alla precisione, alla puntualità; Franco Alfonsi, professore di educazione artistica, che ci ha fatto conoscere qualsiasi forma di arte mettendoci in mano gli strumenti per realizzarla.
Alle superiori: da qui in poi devo stare attento, perché alcuni di costoro sono stati o possono diventare miei colleghi, o comunque sono ancora in attività e potrebbero capitare da queste parti. Giovanni Bandieri mi ha fatto apprezzare il latino; Margherita Cassi qualche piccolo sprazzo di storia (e non era impresa semplice). Giannina Silva e Maria Teresa Pastorelli, con i loro metodi completamente diversi, i caratteri forse opposti, mi hanno fatto amare l'inglese, e dico amare. Il caro e compianto Gaetano Storiales il discorrere insieme di filosofia. Piera Berneri ci ha insegnato la letteratura italiana come qualcosa da scoprire, su cui lavorare e usare rigore e creatività; ci ha fatti sentire grandi.
All'università: Giulio Lugarini, senz'altro il migliore docente che mi sia capitato di incontrare, chiaro, preciso, lucido ed esigente. Vittorio Amar, anche lui eccezionale per chiarezza e precisione. Mario Casartelli, rigoroso, velocissimo, ma umano. Claudio Orzalesi, che ho avuto la fortuna di incontrare nella sua breve ultima parentesi di insegnamento, con un corso molto interessante e ben pensato. Il mio relatore, Massimo Pauri, di cui ricordo l'umanità, la classe, l'enorme cultura e preparazione.
Poi ci sono i docenti della SSIS e anche tanti... diciamo alcuni miei colleghi che costituiscono una fonte di ispirazione. Ma di questi non voglio parlare.
In che misura sono stati un'ispirazione? Non lo so, come si fa a quantificare? Certamente ricordando i loro nomi vedo di ciascuno un qualche aspetto che mi piacerebbe poter imitare o integrare nel mio modo di fare il mio mestiere.
giovedì 3 aprile 2008
Il mio mestiere
Un post che mi sento di fare oggi riguarda un incontro avuto con alcuni studenti delle classi quinte della mia scuola (ma nessuno è uno studente delle mie classi), nell'ambito di un progetto rivolto alle cosiddette "eccellenze". Qualcosa che mi ha toccato.
La mia cara ed eccellente collega di italiano fa un po' di scena, impersonando la tipica docente che ha come impegno contrattuale quello di trasmettere dei saperi, punto e basta. La sua tesi: di simili docenti non c'è bisogno. Gli studenti sono in difficoltà cercando di mostrare invece che dei prof c'è bisogno. Uno dice che partecipano alla crescita dei loro alunni. Un'altra ribalta la questione: perché noi tre (c'era anche il collega di filosofia) facciamo gli insegnanti? La collega di italiano mi passa la palla.
La mia risposta è più o meno letteralmente questa.
"Mi è capitato nei giorni scorsi, girovagando per internet, di imbattermi nel sito di una collega indiana che non dice «insegnare la matematica», ma «insegnare a imparare la matematica». Ecco, io penso che uno dei regali più grandi e belli che si possano fare a dei giovani, forse il più grande e bello, è quello di insegnar loro ad apprendere. Ed ecco spiegato il mio mestiere".
Lo dico ormai sulla soglia della classe, poi me ne vado per non perdere il treno.
Però ci ripenso e continuo a ripensarci. Come aprire una finestra in una stanza che spesso rimane chiusa: la polvere vola via e i colori tornano a splendere.
Non so se ci siano mestieri più brutti di altri. Ma certamente non ce n'è uno più bello del mio: fare a dei giovani (e vedo i loro volti davanti a me) il più bello dei regali.
martedì 1 aprile 2008
Lettera ai genitori
Oggi ho presentato al mio DS (e alla coordinatrice del Liceo) la lettera che ho intenzione di mandare ai genitori dei miei alunni del biennio, per spiegare cosa stiamo facendo su internet e cosa faremo nelle prossime settimane.
La necessità sorge dal fatto che per usare il wiki che ho intenzione di gestire con i miei studenti, su wikidot.com, è necessario creare un account con posta elettronica. Siccome la scuola non è dotata di questo servizio (per ora), probabilmente dovremo attivare degli account "esterni" (non so, gmail o yahoo) per gli studenti che non hanno già un indirizzo personale.
Ne ho allora approfittato per un momento di correttezza e trasparenza, viste anche i numerosi riferimenti su internet a procedure di questo tipo quando si tratta di far accedere dei minori a servizi internet.
Credo che sia anche un buon modo per coinvolgere i genitori, e per motivare i ragazzi ancora di più, visto che i loro genitori avranno modo di apprezzare i loro lavori (sempreché i figli li lascino accedere...).
Vedremo cosa succede. A proposito... devo ancora spiegare cosa sto facendo: in un prossimo post rimedierò.
domenica 30 marzo 2008
Genitori
Su Classroom 2.0 si stanno aprendo alcune discussioni su come gestire le preoccupazioni dei genitori rispetto all'uso di internet da parte dei loro figli.
Pare che negli States alcuni genitori (specialmente di studenti più piccoli, a livello di scuola elementare) siano preoccupati che l'uso di internet possa in qualche modo esporre i propri figli a rischi.
Le risposte che leggo sono abbastanza ottimistiche: gli insegnanti coinvolti sembrano convinti che prima o poi i genitori arriveranno a capire che comunque i loro figli sono esposti a rischi, e quindi il fatto di essere educati a vivere in modo responsabile ed etico la rete sia comunque meglio che finirvi dentro completamente sprovveduti.
Un'interessante linea di condotta è quella di cercare di coinvolgere il più possibile i genitori nell'uso di internet insieme ai loro figli. Credo che questo vada nella stessa direzione detta prima: internet è come qualunque altro posto in cui i ragazzi possono recarsi e gli adulti dovrebbero accompagnarli fino a quando i secondi non hanno una ragionevole sicurezza dell'autonomia dei primi.
Mi sembra comunque un punto importante: i genitori devono essere a conoscenza dell'uso che si fa di internet e di quali misure di sicurezza e di protezione della privacy vengono adottate durante queste operazioni a scuola, di quali compiti vengono assegnati ai loro figli a casa e quali strumenti web venga loro richiesto di usare. L'informazione può essere, a mio avviso, tanto più efficace quanto vi sia coinvolgimento dei genitori stessi nelle attività, o, almeno, apertura: se non è possibile cooperare direttamente con loro, almeno si mostri loro il risultato del lavoro dei loro figli. Un intervento su uno dei forum mi ha fatto sorridere: pensa al frigorifero! Cosa appendono orgogliosamente sullo sportello del frigorifero? I capolavori artistici dei loro bambini. Poter vedere e mostrare che un pezzettino di internet porta la firma di loro figlio, o della sua classe, non può essere motivo di altrettanto orgoglio?
venerdì 28 marzo 2008
Moodle in seconda liceo scientifico
Già l'estate scorsa avevo installato Moodle sul mio dominio personale, per vedere come funziona e se vi sono potenzialità per il suo utilizzo a scuola.
Quest'anno ho provato a sfruttarlo con il mio biennio PNI. Devo dire che i ragazzi non si trovano male.
Ora, con la fine dell'anno e con gli sviluppi dei miei interessi sul web 2.0, ho deciso di spingere un po' di più sull'acceleratore. Ho iniziato due attività nelle mie due seconde che richiedono l'uso dei forum di moodle. Le due attività sono molto simili, cambia solo il tema (e nemmeno tanto, visto che entrambe le attività riguardano l'elettrostatica).
- Una fase di introduzione in classe: visualizzazione di un fenomeno fisico (elettrizzazione di una biro strofinata, attrazione su pezzettini di carta).
- Formulazione di possibili spiegazioni da parte degli studenti.
- Formulazione di domande "cruciali" da parte del docente per permettere di verificare o falsificare le spiegazioni degli studenti.
- Fase di ricerca su internet delle risposte alle domande cruciali; le risposte vengono "postate" sul forum apposito di Moodle.
- Il docente riordina sommariamente i materiali trovati, eliminando ripetizioni ma senza operare altre scelte.
Fin qui siamo arrivati. La mole di informazioni trovate è stata davvero grande. Mi sono reso conto, però, che uno strumento come un wiki sarebbe effettivamente più adatto per un tipo di lavoro di questo genere.
Le fasi che potrebbero seguire:
- Lavoro personale sul file complessivo, in modo da ottenere un sunto personalizzato per ogni studente.
- La creazione di una rubrica-glossario (o di un wiki) sulla base delle informazioni già trovate.
- Il confronto in laboratorio con altri fenomeni dello stesso tipo; che spiegazione si può dare?
- Meta: riflessione sul tipo di lavoro compiuto, sugli strumenti usati, sull'apprendimento ottenuto.
Cercherò di aggiornare il blog con l'avanzare dei lavori.
lunedì 24 marzo 2008
Mappe concettuali
Non le ho mai usate, perlomeno chiamandole così. Probabilmente si tratta della mia idiosincrasia verso le "mode" didattiche.
Ovviamente alla lavagna mi capita spessissimo di fare schemi che legano concetti in modo grafico, che organizzano i contenuti già incontrati e quelli ancora da affrontare secondo una certa logica (talvolta anche secondo diverse logiche contemporaneamente).
Nel blog di Kim Pericles si trova un post entusiastico su un nuovo servizio internet, chiamato mind42.com (in fase sperimentale "public beta") che permette di realizzare mappe concettuali interattive e collaborative da includere poi, eventualmente, in blog o altre presentazioni multimediali.
Vi è anche il link al suo sito didattico in cui mostra il servizio "in azione": una mappa concettuale sui disastri naturali, che, tra l'altro, io trovo piuttosto opinabile dal punto di vista logico e classificatorio... Questa è una delle mie perplessità non tanto sullo strumento "mappa concettuale", quanto piuttosto sul suo uso didattico "spensierato" che tanti propongono: è molto difficile trovare un punto di discrimine tra la libertà di organizzazione logica delle informazioni legata alle diverse facoltà e modalità cognitive di ogni persona, e l'anarchia logica che invece, soprattutto in certe discipline come quelle scientifiche, è da evitarsi: certi legami logici tra concetti esistono e vanno colti come sono.
sabato 22 marzo 2008
Del.icio.us
Del.icio.us è un servizio di social bookmarking. In pratica mette insieme i "preferiti" di tutti gli iscritti, li ricombina, ne fa statistiche... disegna una mappa di internet basata sulle preferenze di coloro che contribuiscono.
Nel blog di Patricia Donaghy è presente un bello screencast (in realtà, visto uno, ne salta fuori un'altra dozzina) su come costruire una rete di contatti e ampliare la propria sitografia tramite del.icio.us.
In pratica cosa succede? Succede che ogni volta che segnalo un sito come preferito, questo viene aggiunto alla mia pagina. Quando guardo questa pagina vedo la lista dei miei siti preferiti, ma vedo anche che, ad esempio, il tal sito è il preferito anche di altre 20 persone. Non solo: di ciascuna delle venti persone posso vedere i preferiti e come li ha organizzati. Magari scopro che un tale ha gli stessi gusti che ho io, ha tra i suoi preferiti alcuni dei siti che conosco anch'io, ma sicuramente tanti altri che io non ho ancora visto. In questo modo sfrutto l'esperienza di qualcun altro che ha i miei stessi interessi per non navigare a caso.
Posso anche aggiungere questa persona al mio network. Se guardo la pagina del mio network vedo i nomi di coloro che ho scelto come "vicini di interessi", ma vedo anche tutti i loro preferiti, dai più recenti ai meno. Posso anche essre utile ai membri del mio network: quando scopro un sito che magari non mi interessa direttamente (se mi interessa direttamente lo inserisco tra i miei preferiti e i miei compagni di network lo vedranno comunque), ma che so che potrebbe interessare a qualcuno del mio network, posso segnalarglielo direttamente tramite del.icio.us.
Affascinato da questa cosa, ho subito provato. Dal primo dei miei "preferiti" sono scaturiti i miei primi tre membri di network e altri tre preferiti da aggiungere... Mi sembra un metodo abbastanza proficuo e che fa risparmiare parecchio tempo.
Pensiamolo applicato in classe, ad esempio nel corso della ricerca di risorse online. Gli studenti di una classe riescono in questo modo ad ottimizzare i tempi (ovviamente se sufficientemente motivati) e a crearsi ciascuno una rete di indirizzi all'interno della quale poi faranno l'ordine, e della quale l'uso, che vorranno.
venerdì 21 marzo 2008
Stare al mondo oggi
Il "nozionismo" è un "ismo" che rischia sempre di affliggere la scuola italiana, così compartimentalizzata tra materie e individualismi.
La risposta che ho solitamente sentito dare a questo rischio è che compito della scuola non è tanto fornire agli studenti dei saperi "pronti", delle nozioni da usare o da spendere immediatamente o nel futuro del lavoro, ma piuttosto dei criteri, delle chiavi di lettura, dei metodi per interpretare il mondo in cui essi vivono. Quello che, in altre parole, l'amico Pier Ezio chiamava "saper stare al mondo".
Una versione un po' più "bilanciata" è quella del mio D.S.: fornire agli studenti una serie di saperi e sufficienti competenze perché ogni studente possa costruire, in mezzo a tanti saperi (plurali) il proprio sapere. Qui il peso della "nozione" è un po' rivalutato rispetto alla versione precedente, ma la rielaborazione personale e i criteri interpretativi hanno sempre il ruolo centrale di collante e il potenziale introiettivo.
Senza scendere nel pragmatismo tipico dell'approccio statunitense/anglosassone, credo anch'io che i saperi, le nozioni che la scuola debba fornire agli studenti non possano essere slegate dal mondo in cui gli studenti stessi operano. Non si tratta di dar loro qualcosa di "utile", ma di dar loro qualcosa di "contestualizzabile", perché, a mio avviso, solo in questo modo le nozioni possono diventare parte di un patrimonio personale. Prendiamo il latino: l'utilità (che gli studenti sempre domandano) è molto relativa: ci sono molte cose che potrebbero essere più "utili" (ma a cosa?) di cinque anni di latino, visto che le ore di insegnamento sono poche e bisogna fare delle scelte. Anche qui bisognerebbe distinguere in diversi livelli di utilità.
Lasciamo stare questo criterio: io credo che il latino valga la pena di essere insegnato ed appreso perché è "contestualizzabile", nella lingua parlata italiana, nella lingua franca internazionale, nelle strutture linguistiche di altre lingue, nelle regole logiche, oltre che nella letteratura latina e di tanti altri Paesi in tanti altri tempi, nell'arte, nelle scienze... Nel mondo di oggi, conoscere il latino può permettere di decodificare grandi quantità di informazioni di valore e di portata praticamente universale.
E questo vale per tante delle discipline che oggi troviamo nelle nostre scuole.
C'è un però. E il però è che tante discipline non nascono "contestualizzate". Il latino, per rimanere nello stesso esempio, può rimanere uno sterile gioco di regole mnemoniche, un esercizio di traduzione di brani senza contenuto, una lingua morta di nessun interesse. Perché questo? Perché manca il contesto in cui la disciplina prenda un significato. Il contesto non deve per forza essere unico: ogni studente può costruirsi il suo, ma è importante che ci sia, perché è all'interno di questo contesto che si sviluppa la motivazione che ciascuno dà al proprio apprendimento.
Per fare questo, l'insegnante deve conoscere il mondo in cui gli studenti vivono, deve viverlo in parte lui stesso, deve apprezzarne le potenzialità e i rischi. In altre parole, deve entrarvi, forse addirittura esservi di casa.
Ecco perché, secondo me, non è pensabile che l'insegnante di oggi ignori il mondo di internet. Perché sempre più studenti, sempre più studenti dei suoi, lo considerano parte del proprio orizzonte. E finché internet era semplicemente una fonte di informazioni, poteva anche essere messo in secondo piano, ma ora che esso si sta proponendo come luogo di interazione, di scambio ed elaborazione di idee e di contenuti, potrebbe per tanti adolescenti diventare un luogo di importanza primaria per la costruzione della propria identità e dei propri saperi.
Non ho idea di come procederà questa cosiddetta rivoluzione del Web 2.0. Sono certo che, almeno potenzialmente, sia qualcosa di grosso. Il fatto che da noi in Italia non sia ancora esploso nella sua potenza non significa che non lo farà a breve, ma dà a noi insegnanti un po' di tempo in più per aggiornarci e recuperare il nostro svantaggio. E' possibile si tratti di una bolla che si sgonferà in breve tempo. Ma è anche possibile che si tratti di una tigre che o impareremo a cavalcare o ci metterà in seria difficoltà. Cosa ci conviene fare?
Screencast
Ieri ho scoperto il sito di un certo Hans Feldmeier, che gira il web alla ricerca di siti e applicativi interessanti.
Tra le altre cose ho visto servizi interessanti per slideshows e mappe concettuali. Una cosa che mi ha incuriosito particolarmente è un servizio che offre la registrazione e l'archiviazione di screencast direttamente dal computer dell'utente.
Cos'è uno screencast? E' un filmato, una ripresa di ciò che avviene sullo schermo del computer di chi lo produce, magari con tanto di audio di commento. A cosa può servire? Ad esempio, gli screencast vengono usati dai produttori di software o di sistemi operativi per mostrare in modo semplice ma efficace come si installa, come si usa... il prodotto di cui si tratta.
In campo educativo? Oltre ad usarlo per illustrare le funzionalità del sito didattico, ad esempio, immagino i filmati che è possibile fare con Cabri o Geogebra, ad esempio: creo una costruzione geometrica, la commento al microfono e intanto registro il tutto in uno screencast che poi allegherò al mio sito didattico in modo da rendere più semplice agli studenti la riproduzione del compito. Usando lo schermo come lavagna, lo screencast può servire a pubblicare sulla rete ciò che avviene sulla lavagna.
Insieme al servizio di podcast (che invece può essere usato per delle vere e proprie lezioni), per cui invece è necessaria una videocamera digitale per registrare, quello di screencast può essere una tecnica interessante per fornire contenuti in modo più vivace e "tecnologico".
Avendo un sistema operativo Linux, ho trovato un pacchetto carino per realizzare screencast: XVidCap. Chissà se riuscirò in breve tempo a realizzare un breve screencast dimostrativo da postare...
mercoledì 19 marzo 2008
Insegnare o...?
Interessante questione linguistica.
Dunque, prima di tutto sia chiaro che considero ridicole le mode terminologiche che ci affliggono, in modo particolare nel mondo della scuola italiana. La scuola elementare non cambia solo perché adesso si chiama primaria, e così via.
Però le parole dicono anche il pensiero di chi le usa, fortunatamente. Nel post di RashKath nel blog educatorslogin, un blog di insegnanti indiani, si trova un paio di volte questa associazione "teaching learning". Ad esempio, l'autrice afferma "I am exploring new strategies for teaching learning mathematics". Un plauso a lei, un plauso per "mathematics" all'inglese o alla francese, al plurale e non, come diciamo noi, "matematica" e gli statunitensi "math" al singolare. Un plauso soprattutto per questo modo di dire: "teaching learning mathematics". Lei non insegna la matematica: lei insegna ad apprendere la matematica.
Oddio, è chiaro che se io ti insegno ad apprendere la matematica, intanto che io ti insegno ad apprendere, tu apprendi ad apprendere la matematica, ma apprendi anche la matematica. I classici due piccioni con una fava. Con il valore aggiuntivo che tu, una volta che io non ci sono più, sei comunque in grado di apprendere la matematica...
Secondo me vale la pena rifletterci. E vale la pena anche perché i processi di apprendimento, a differenza della matematica dei nostri imbalsamati programmi, cambiano col passare del tempo...

