Maggio, ormai la fine dell'anno è alle porte, e con essa anche tutta una serie di piccoli o grandi impegni pseudo-burocratici.
Le verifiche da correggere, la programmazione da risistemare in modo da farci stare le ultime cose più il recupero per gli studenti che non hanno fatto nulla durante l'anno...
E in più quest'anno il dover fare tante cose un po' più da solo, in casa e comunque negli impegni extra-scolastici, per l'imminente arrivo di un nuovo, piccolo membro della famiglia.
Insomma, sto cercando di giustificare la mia assenza dal blog in questi ultimi giorni.
La domanda che mi è sorta proprio oggi è questa: come è possibile sviare l'attenzione degli studenti dal voto e indirizzarla invece all'apprendimento?
Proprio oggi, verifica di matematica, argomento "parabola". Uno studente, solitamente abbastanza polemico, dice che prenderà 4, anche se si meriterebbe 9 perché lui la parte sulla parabola l'ha fatta in venti minuti, ma, imprevisto degli imprevisti, negli esercizi c'è anche la retta e senza quella non si riesce ad andare avanti...
E tutti gli altri a fare i conti: qui prendo 4, ma avevo 7 nella precedente, quindi, prof, il 6 ce l'ho?
Togliamo i voti? Sei politico a tutti, come pare in Germania abbiano deciso di fare?
Il web 2.0 può aiutare in questa direzione? Me lo domando... Mi piacerebbe, anche se non saprei poi come buttarmici dentro senza andar contro una prassi didattica ormai secolare...
Mah! Resistiamo!
lunedì 5 maggio 2008
Qualche ritardo...
sabato 26 aprile 2008
Chi ha paura dell'informatica?
Uno dei tormentoni nel mondo della scuola di qualche anno fa era quello delle "tre i", che tanti insegnanti (me compreso) bollavano come ridicole o terrificanti.
Probabilmente ci risiamo. Quindi tanto vale che ci facciamo i conti.
Una delle tre "i" era quella dell'informatica. Perché dobbiamo averne paura o trovarla ridicola?
Parto da questo presupposto, e qui lo dico perché non voglio essere frainteso: io considero parte preponderante della mia professione di insegnante il far maturare alcuni atteggiamenti che sono chiaramente trasversali rispetto alle materie che insegno, ma che proprio attraverso queste possono essere acquisiti dagli studenti. Parlo di cose del tipo: atteggiamento critico, curiosità per la cultura, autonomia di apprendimento, consolidamento di valori universali, coerenza nel proprio comportamento rispetto a tali valori, capacità di ascolto, collaborazione, interazione gerarchica... Cosette del genere. E ho usato l'aggettivo "preponderante" per indicare che faccio parte di una scuola di pensiero per cui se uno studente arriva a maturare questi atteggiamenti ma non è in grado di integrare una funzione razionale, sono molto contento ugualmente. Magari non posso dargli una valutazione troppo elevata, ma lo studente saprà comunque di avere la mia stima.
Bene. Partendo da questo presupposto, perché non mi spaventa la "i" di informatica? Effettivamente non sono convinto dell'assoluta utilità dell'informatica nell'apprendimento della matematica e della fisica: sono un po' tradizionalista da questo punto di vista. Però sono convinto di poter usare l'informatica per costruire atteggiamento critico, curiosità per la cultura, eccetera eccetera.
Paradossalmente, sponsorizzare un'avanzata in forze dell'informatica nella scuola può certamente significare il prevalere di un'istruzione tecnicista, contenutista e orientata al lavoro più che allo sviluppo della persona, ma anche il suo contrario. Tranquillamente. Come al solito, le riforme viaggiano con le gambe di chi ci lavora dentro, gli strumenti sono ambivalenti. Se gli studenti faranno meno ore "culturali", se incontreranno gli insegnanti giusti, faranno invece più ore in cui la cultura passa per mezzi più moderni. E forse gli studenti ne saranno addirittura più attratti.
giovedì 17 aprile 2008
Wiki, didattica e valutazione
Come ho già scritto in un post precedente, ho deciso di sperimentare l'uso didattico di un wiki con le mie quattro classi del biennio.
Quest'esperienza, che sta procedendo con qualche fatica ma, per ora, in modo abbastanza soddisfacente, mi sta insegnando molto. Prima di tutto mi ricorda che il wiki è uno strumento. E' facile trovare colleghi talmente innamorati del mezzo tecnologico da perdere di vista la sua finalità. Ecco, il wiki è uno strumento al servizio della didattica.
Questo, per me, significa che più del suo utilizzo (che pure ha alcuni aspetti educativi e di pregio, in ambito scolastico), conta il lavoro al contorno. La preparazione dei testi e dei materiali, la costruzione della rete concettuale, l'organizzazione del lavoro, la puntualità, l'accuratezza: sono questi, secondo me, aspetti che devono passare nel lavoro con un wiki, sono forse addirittura gli indicatori per la valutazione del lavoro svolto.
Se il nostro orientamento è quello di aiutare i nostri studenti ad apprendere come apprendere (non è un errore la ripetizione), è bene che forniamo loro metodi di lavoro, che li guidiamo senza sottrarli all'impegno necessario. Per questo credo che un lavoro su un wiki ben organizzato sia necessario perché gli studenti traggano vantaggio non solo nell'apprendimento dell'argomento di cui il wiki tratta, ma anche e soprattutto nella riflessione metodologica sugli strumenti per l'apprendimento collaborativo e tecnologico.
La pubblicazione del wiki non termina l'attività. La fase di pubblicazione "interna" deve condurre anche a momenti di miglioramento del prodotto finito, prima della eventuale pubblicazione "esterna". Quindi tutti gli studenti devono percorrere in lungo e in largo la rete concettuale rappresentata nel wiki, essere in grado di intervenire in modo migliorativo ed incrementale su contenuti già inseriti da altri o suggerendo agli autori stessi possibilità di cambiamenti più radicali, che gli autori devono essere a loro volta in grado di accogliere o rifiutare con motivazioni.
Chiedevo a Talia in una risposta data a un suo post qualche suggerimento su come valutare nel campo dell'e-learning usato in classe. Non voglio essere pigro e provo a dare un contributo nonostante la cosa mi trovi abbastanza confuso e certamente non esperto. Mi pare di poter dire che il wiki in sé è invalutabile. Nel senso che è un prodotto collettivo ed è impossibile dare valutazioni parziali ai contributi individuali. Cosa è però possibile valutare?
- nella fase iniziale (pre-wiki): la partecipazione, la qualità e la quantità delle informazioni reperite, la puntualità, il rispetto delle consegne
- nella fase di pubblicazione: la cura della presentazione dei contenuti e dei link tra le diverse pagine
- nella fase finale (post-wiki): il livello di interazione e di comprensione dimostrata nelle discussioni sulle possibili varianti e correzioni, la riflessione metodologica e metadisciplinare sull'attività svolta
- nella fase sommativa (extra-wiki): l'apprendimento specifico sull'argomento dimostrato in una verifica apposita.
Di queste quattro fasi, le prime due mi sembrano addirittura suscettibili di autovalutazione da parte degli studenti, o di valutazione tra pari, mentre le ultime due sono più tradizionali e richiedono lo sguardo esperto e competente del docente. Il modo di organizzare l'autovalutazione o la valutazione tra pari dipende, secondo me, profondamente dall'età e dalla maturità degli studenti. Può essere una griglia anonima in cui ogni studente assegna un gradimento all'indicatore corrispondente per se stesso e per i compagni, oppure una classifica a punti. Attenzione dev'essere fatta affinché la valutazione sia specifica, magari anche motivata, sulle attività svolte, e solo degli aspetti contenuti negli indicatori tenga conto. Per questo magari può limitarsi ad un'autovalutazione e a una valutazione dei compagni di classe appartenenti al gruppo di lavoro, oppure degli appartenenti a un sottinsieme della classe su cui il valutante è in grado di esprimersi.
Ritengo sia importante che, in un'attività collaborativa come questa
non siano solo i contenuti ad essere valutati
non sia solo il docente a valutare.
Ritengo ancor più utile, per un docente, poter sperimentare, anche solo una tantum, un'attività in cui i livelli di analisi e di valutazione debbano necessariamente essere complessi. Serve alla motivazione, aiuta a ricentrare i propri obiettivi e le proprie aspettative, apre la mente, costringe a riflettere. In una parola, fa bene alla salute.
mercoledì 16 aprile 2008
Da dove partire?
Mi immagino un collega ipotetico che si è lasciato incuriosire dal "sentito dire" e vorrebbe capire che cosa la tecnologia può fare per lui o per lei. Da dove può iniziare?
- Prima di tutto, una buona conoscenza dell'inglese non fa male, visto che la maggior parte dei servizi, almeno di quelli più recenti, non hanno (ancora) interfacce in italiano.
- Trovare un collega un po' più esperto che sia in grado di fare da "tutor", sappia consigliare, indirizzare, supportare tecnicamente.
- Passare qualche ora su internet cercando, lasciandosi trasportare dai link, magari iniziando con una ricerca su Web 2.0 o su tecnologie in didattica.
- Iscriversi a qualche comunità online, magari orientata alla didattica o alle tecnologie in didattica, e partecipare alle discussioni.
- Provare i vari servizi che più lo incuriosiscono, creando l'account necessario. Ad esempio, aprire un blog, creare un wiki, fare del social bookmarking, crearsi una rete di contatti...
- Individuare un semplice progetto didattico in cui sperimentare, e decidere quale può essere il servizio Web 2.0 che più si attaglia al progetto scelto. Il confronto con esperti del settore può essere utile ad operare una scelta più mirata.
- Se gli studenti sono abbastanza maturi ed esperti, ci si può far aiutare da loro nello scoprire ed utilizzare le caratteristiche dello strumento scelto nel corso del lavoro sul progetto.
- Verificare i risultati in termini di apprendimento, di partecipazione, di qualunque altro indicatore di valutazione si ritenga importante per l'attività scelta. Forse per i primi esperimenti una vera e propria griglia deve essere molto flessibile o addirittura costruita in itinere.
- Condividere i risultati e le riflessioni con la propria rete di contatti e con i propri colleghi in istituto.
- Se possibile, continuare a ripetere questi stessi punti, magari insieme a qualcun altro, o diventando lui stesso tutor di un collega.
martedì 15 aprile 2008
Elearning in classe e stili cognitivi
Talia Carbis ha un interessante blog con tante risorse per chi usa Moodle.
In uno dei suoi diversi interessanti post, Talia spiega come l'e-learning possa con successo essere usato in classe. In classe, non solo per apprendere a distanza, come invece il termine e-learning spesso viene tradotto.
L'argomentazione che Talia dà di queste opportunità (che non sto a citare, basta andare al suo sito e si trovano qui), si basa su qualcosa che tanto spesso io, e penso non solo io, dimentico: ogni persona apprende in modo diverso. Se leggete il post, vi rendete conto che Carbis pensa e scrive in termini di persone che apprendono visivamente, auditivamente, cinesteticamente... Sulla base, cioè, di una classificazione propria di alcune teorie dell'apprendimento, che parlano di tre stili principali: quello visivo, quello auditivo e quello cinestesico.
Al di là delle teorie, che secondo me in questo ambito lasciano abbastanza il tempo che trovano, nel senso che ogni autore ha le proprie, spesso in contrasto o non del tutto armonizzabili con quelle del vicino di studi, credo che l'attenzione sugli stili cognitivi e di apprendimento dei nostri studenti sia un'attenzione che raramente facciamo la fatica di avere, e che invece risparmierebbe ai nostri studenti, e quindi a noi stessi, tanta fatica che invece facciamo nel lavoro quotidiano.
Detto questo, credo che abbia ragione Talia: la multimedialità, le potenzialità di internet e dell'e-learning possono essere utili per ogni stile cognitivo e facilitare il lavoro di tutti, se usate bene. Il problema è, come al solito, abituarsi...
lunedì 14 aprile 2008
Comunità di apprendimento
Nel blog TEN di Sarah Weisz, si trova un post che ha suscitato alcune riflessioni. Building professional learning communities semplicemente segnala un'idea di Will Richardson sul fatto che molti insegnanti non percepiscano come la tecnologia possa facilitare l'apprendimento, e invita a partecipare a un gruppo di discussione aperto su TEN da un membro.
E' davvero così? Molti insegnanti non si rendono conto delle potenzialità?
Mi sembra di poter essere d'accordo, anche se le cose forse stanno cambiando. La fatica che si fa nel tentare di introdurre le tecnologie nella didattica sono certamente grandi. Quali sono gli ostacoli?
- Gli insegnanti si sentono impreparati nell'uso dei computer (e probabilmente molti li sono davvero);
- gli insegnanti si sentono impreparati nell'uso didattico dell'informatica (e certamente molti li sono davvero);
- gli insegnanti avvertono l'introduzione della tecnologia come qualcosa "in più" da fare, non come un modo diverso di procedere;
- gli insegnanti non hanno idea di quel che si può fare con la tecnologia, anche perché non la conoscono e non la frequentano;
- gli insegnanti sono concentrati su un programma da finire, su competenze che gli studenti devono raggiungere (per tradizione o per poter superare l'esame di stato) e non hanno tempo e voglia di provare qualcosa di nuovo;
- gli insegnanti non hanno voglia di provare qualcosa di nuovo;
- gli insegnanti non hanno voglia.
E sottolineo questo elemento di prudenza: se ne vale la pena. Sperimentare è sempre un po' sulla pelle dei nostri studenti; non vuol dire andare allo sbaraglio, e soprattutto vuol dire avere l'onestà intellettuale di riconoscere quando un'esperienza non ha funzionato.
Io sto cercando di fare qualcosa. Il progetto sta procedendo, anche se, tra elezioni e laboratori da inaugurare, abbiamo rallentato un po'. Ormai siamo però alla pubblicazione dei wiki...
Sto usando un wiki anche per preparare un progetto di educazione ambientale in collaborazione con scuole vicine. Vediamo come funziona. Se non altro, qualche persona in più scoprirà che esistono i blog.
domenica 13 aprile 2008
Visitatori
Sul sito di Jon Becker c'è un dibattito (non particolarmente appassionante) che mi ha provocato una riflessione.
Il perché di questo blog? Non lo so esattamente.
Prima di tutto, la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e di sondarne le possibilità.
Poi, mi pare, la possibilità di esprimermi, indipendentemente dall'audience.
Forse, poi, anche la speranza di entrare in contatto con persone con cui condivido esperienze anche se non le conosco direttamente.
Poi ho riscoperto anche, e forse il valore di questa scoperta è maggiore oggi delle altre tre motivazioni, che per comunicare qualcosa occorre averla chiara in mente, o almeno porsi degli interrogativi chiari su di essa.
Questo credo che sia il vero valore di questo blog per me, al di là di quante persone lo leggono e lo trovano utile, o di quante addirittura rispondono.
Tutto quel che viene in più è un bel regalo, una sorpresa.

